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Consiglio comunale del 20 novembre 2014. Dichiarazione da allegare agli atti sulla rinegoziazione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti.

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Abbiamo approfondito l’iter sulla rinegoziazione dei mutui ed in tutta onestà non ravvisiamo la necessità stringente di aderire al “Programma Enti locali 2014” della Cassa depositi e prestiti. Certamente perché lasceremo in eredità per trenta lunghi anni alle future consiliature e generazioni dei debiti - nove mutui oggetto di rinegoziazione per un totale di € 790.5240,68 - che diversamente l’Ente avrebbe estinto tra il 2019 (il più basso nel tempo) ed il 2032 (quello con tempi più lunghi), quindi se vogliamo considerare quello per primo in scadenza prolungheremo per ben 15 anni il debito con conseguente aggravio di costi, calcolo peraltro così complicato ed ancora non quantificato in termini assoluti. Quindi si diminuiscono gli importi delle rate e si prolunga il numero delle stesse nel tempo. Nel programma di rinegoziazione la Cdp offre al Comune la possibilità di scegliere la data di scadenza tra il 31 dicembre 2024 (dieci anni), 31 dicembre 2029 (quindici anni), 31 dicembre 2034 (venti anni), 31 dicembre 2039 (venticinque anni) e 31 dicembre 2044 (trenta anni). Perché nell’ipotesi di rinegoziazione avete indicato il 2044 potendo optare per il 2034 (quindi a venti anni) considerato che l’ultimo dei nove mutui scade nel 2032? Nel caso la Cdp ci avesse fornito una scadenza massima di cinquanta anni anziché di trenta avreste optato per quella? Si parla impropriamente di risparmio in quanto se è vero che si diminuiranno gli importi delle rate è altresì vero che aumenterà il debito dell’Ente nel lungo periodo. A proposito delle operazioni di rinegoziazioni dei mutui si ritiene opportuno segnalare che le Corti dei conti delle varie regioni hanno espresso in diverse occasioni proprie valutazioni e pronunciamenti. Basta richiamare su tutte la pronuncia n. 77/2008 adottata dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti Liguria, nella quale si afferma che la diminuzione delle rate di ammortamento, non può essere considerato un “risparmio” in conseguenza del quale procedere automaticamente ad incrementare la spesa corrente ma vanno accantonate

al fine di fornire copertura finanziaria alla rete di debito poste a carico dei bilanci futuri o destinate al finanziamento di nuovi investimenti. Ribadiamo dunque che con tale operazione andremo ad aggravare i debiti e non a risparmiare. Non possiamo pensare che l'Ente possa salvarsi posticipando e prolungando i debiti, come già è successo nel settembre dello scorso anno con la richiesta del Sindaco inviata alla Regione Calabria di sospensione della rata dovuta di €25.000,00 relativamente al debito per somministrazione di acqua uso idropotabile posticipando la scadenza dell’ultima rata dal 31/12/2017 al 31/12/2018, ovvero un rinvio di pagamento per un piano di rateizzazione concordato.
Come verranno impiegate le somme considerato che, in base ai principi recati dall’art.119 della Costituzione le economie derivanti dal minore esborso annuale in linea capitale, conseguente alla rinegoziazione del debito, sono destinate dagli enti locali alla copertura di spese di investimento o alla riduzione del debito in essere come esplicitamente previsto nella circolare cdp n.1281 che regola le condizioni generali dell’operazione, e nel contratto di rinegoziazione?
Quant'e effettivamente il costo in termini assoluti che andremo a pagare in più considerato il piano di ammortamento in trenta anni ovvero al 30 giugno del 2044?
Chi ci garantisce inoltre che non si farà ricorso all’accensione di altri mutui nel prossimo futuro?
Alla luce di quanto sopra esposto il Nostro voto a questa proposta non può che essere contrario.



I Consiglieri Comunali
Ivan Leotta, Emanuele Valenti

CC del 4 ottobre 2014. Dichiarazione da allegare agli atti sullo stato di attuazione del progetto SPRAR

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Già dall’estate 2013 il Sindaco, nel dare comunicazione al Consiglio Comunale dell’intenzione di partecipare al bando SPRAR, annunciava la convocazione di una assemblea pubblica per discuterne. Da quell’annuncio in diverse occasioni (Consigli Comunali, conferenze capigruppo, comitati) abbiamo evidenziato la necessità di una discussione in Consiglio dell’argomento, ottenendo sempre la stessa risposta: un’assemblea pubblica sarebbe stata convocata a breve.

Ora siamo ad oltre un anno da quel primo annuncio, con il progetto già avviato, ad ascoltare “Comunicazioni del Sindaco sullo stato di attuazione …” che è cosa ben diversa da un’assemblea pubblica (più volte promessa), oppure di una discussione preventiva in Consiglio.

Chiariremo nel seguito che non siamo contrari al progetto.

Siamo contrari a questo modo di gestire le cose. Avremmo voluto dire la nostra in merito, ascoltare i cittadini in sede pubblica, dopo di che la maggioranza avrebbe potuto comunque portato avanti il progetto, come è sua prerogativa.

Riteniamo comunque che non sia troppo tardi e reiteriamo la richiesta un’assemblea pubblica per ascoltare i cittadini.

 

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Si dirà, anzi è già stato detto, che chi è contrario al progetto è un razzista. Non è necessariamente così. È vero però che l’ignoranza è l’anticamera del razzismo. Siamo sicuri che una corretta informazione sulle finalità del progetto, a chi è rivolto, come è gestito, da chi è finanziato, ecc… farà cambiare atteggiamento a quei pochi (o molti) bivongesi che hanno manifestato la loro contrarietà. Non li si può banalmente liquidare semplicemente come razzisti.

Finora, in diverse situazioni in cui se ne è parlato, l’ultima solo l’altro ieri nell’incontro con i genitori degli scolari, è stato posto l’accento solo sulla ricaduta economica, facendo l’equazione un_ospite = tot_euro = tot_posti_di_lavoro. Continuare a fare leva sui 40/50 euro giornalieri per superare le ritrosie dei cittadini, porta esattamente nella direzione opposta rispetto all’obiettivo minimo dello SPRAR che è l’accoglienza integrata. È sbagliato. È diseducativo. Rafforza il convincimento che si tratti esclusivamente di una questione di soldi. L’accoglienza deve essere un sentire, un valore, quando la si trasforma solo in un fattore economico si snatura la sua essenza.

Non abbiamo sentito parole sulle potenzialità offerte dalle occasioni di confronto, scambio solidale ed arricchimento reciproco culturale. La Cultura non è solamente il numero di laureati, di cui andiamo tanto fieri. La Cultura la si apprende con l’educazione, attraverso l’esempio, l’esperienza, il confronto.

Dietro ogni volto, che sia nero, o giallo, o rosso, c’è un uomo. Un uomo che ha lasciato la sua terra, la sua famiglia, ha affrontato un viaggio di migliaia di chilometri, che gli è costato una fortuna, dove ha visto morire dei suoi compagni, ed è giunto in Italia o in Europa e ha chiesto asilo. Nessuno venga a dire che lo hanno fatto per guadagnare 2 euro e mezzo al giorno, per avere una ricarica del cellulare e vitto e alloggio gratis per sei o dodici mesi!

Oggi è il 4 ottobre, il 3 ottobre dello scorso anno il naufragio di un barcone ha causato 366 morti accertati e 20 dispersi in mare. Ma questo è solo il fatto più eclatante, quello posto all’attenzione dei media. Nei primi otto mesi del 2014 si sono contati 1889 morti nel mediterraneo, 1600 solo nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Siamo tanto affannati a difendere i nostri piccoli privilegi, a nasconderci dietro lo spettro della crisi, a piangerci addosso perché non arriviamo alla fine del mese, che non abbiamo capito che i veri poveri vivono senza tetto né legge, che per loro l’acqua potabile è una fontana a venti chilometri di distanza e i diritti un miraggio oltre il deserto e il mare.

Non conosciamo le storie personali di questi disperati. Sappiamo che le condizioni nei loro paesi di origine li hanno spinti ad arrivare fin qui e a richiedere asilo politico. E questo, per ora, ci deve bastare.

Il diritto d’asilo è garantito a livello internazionale dall’articolo 14 della Dichiarazione dei dritti dell’Uomo e in forma più stringente dalla Convenzione di Ginevra del 1951.

In Italia il diritto d’asilo è assicurato dall’articolo Articolo 10 della costituzione che recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Come sappiamo quest’articolo fa parte dei DIRITTI FONDAMENTALI ed è immodificabile.

Non è l’Europa che ci impone di accogliere chi fa richiesta d’asilo, non sono le direttive europee: è la Costituzione italiana.

Quello su cui si può discutere, e tutte le opinioni sono legittime, sono “le condizioni stabilite dalla legge”, e cioè il decreto legislativo 25/2008 “Sulle norme minime per le procedure applicate negli stati membri al fine del riconoscimento e della revoca dello Status di rifugiato”, modificato in seguito più volte, questo si, derivato da una direttiva comunitaria.

Lo SPRAR (Servizio di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) è un sistema formato dagli enti locali italiani che mettono a disposizione una serie di servizi legati all’accoglienza, all’integrazione e alla protezione dei richiedenti asilo e rifugiati. È nato nel 2001 con l’obiettivo di garantire un percorso di accoglienza integrata: il superamento della semplice distribuzione di vitto e alloggio per il raggiungimento della costruzione di percorsi individuali di inserimento socio economico.

Ad un ente (o ad enti convenzionati) che aderisce allo SPRAR vengono assegnati un numero di posti (il cui massimo dipende dalla popolazione), e per ogni posto è prevista una spesa giornaliera di circa 40 euro. Il Ministero dell’interno chiede all’ente di assumersi una parte di questa spesa (cofinanziamento), finanziando il ministero la restante parte.

È fondamentale chiarire a chi è rivolto il progetto: ai Richiedenti Asilo e ai Rifugiati. Questi sono uomini donne e bambini che non sono immigranti irregolari. Irregolare è colui che ha eluso i controlli alle frontiere nazionali, oppure è entrato con un visto e alla scadenza non è rimpatriato, oppure è rimasto nel paese nonostante un provvedimento di espulsione.

Accedono allo SPRAR un esiguo numero di persone provenienti dai CARA (Centri di accoglienza governativa per i richiedenti asilo) dopo una di settimane, a volte mesi, in una non vita che distrugge la dignità delle persone. I CARA sono quasi sempre strutture originariamente dedicate ad altre funzioni: da ex edifici industriali a ex aree aeroportuali militari, attrezzati nella maggior parte dei casi con container e prefabbricati, per lo più lontani dai centri urbani e difficilmente raggiungibili. Qui, le condizioni di accoglienza sono minime: stanzoni dormitorio che ospitano un numero elevato di richiedenti asilo; pochi spazi comuni; servizi igienici insufficienti; servizi alla persona limitati. Li vediamo in televisione, quando accennano qualche forma di protesta. Per il resto sono invisibili.

Questo per dire che per un comune come Bivongi, che ha conosciuto e conosce ancora il fenomeno dell’emigrazione, anche se legata a situazioni nemmeno lontanamente paragonabili, e che ha sempre accolto e ospitato persone provenienti da ogni luogo, l’adesione al progetto SPRAR dovrebbe essere considerato un obbligo morale.

PER QUESTI MOTIVI SIAMO FAVOREVOLI ALL’ADESIONE DI BIVONGI AL PROGETTO SPRAR.

 

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Detto ciò dobbiamo tenere presente la nostra situazione attuale e la nostra capacità di “garantire un percorso di accoglienza integrata per il raggiungimento della costruzione di percorsi individuali di inserimento socio economico”, obiettivo primario dello SPRAR. Il comune di Bivongi ha presentato come capofila un progetto che interessa anche i comuni di Monasterace e Locri.

Una prima valutazione si può fare dal confronto con i progetti degli altri enti.

Balza subito all’occhio l’entità del cofinanziamento. A livello nazionale, su 353 enti ammessi, Bivongi figura al 45° posto con 125.125,00 € (precedendo città Udine, Catania, Reggio Emilia, solo per fare degli esempi, con popolazioni ben al di sopra dei 100.000 abitanti), e al 3° posto se si considerano i comuni al di sotto dei 5000 abitanti, superato solo dai comuni di Petralia Soprana con 90 posti assegnati e Jelsi con 45 posti assegnati.

Se si considera invece il cofinanziamento per numero di abitanti, Bivongi risulta al 7° posto con 90,8 €/abitante (non considerando Monasterace e Locri). Al 6° se si considerano gli enti sotto i 5000 abitanti, dietro Collegiove (156 abitanti), Chiesanuova (216), Ascrea (279) e Sant’Alessio in Aspromonte (317).

Per quanto riguarda la percentuale di cofinanziamento, Bivongi, compartecipando con il 35% della spesa, risulta al terzo posto in assoluto, mentre se si considerano gli enti sotto i 5000 abitanti figura al primo posto.

Dal confronto appare che il cofinanziamento è sproporzionato e richiede un ingente sforzo al Comune e alla cooperativa convenzionata, che con una percentuale di cofinanziamento scelta in modo più oculato, avrebbero avuto risorse ben maggiori e fornire servizi più adeguati.

PREOCCUPA IL RIDOTTO (RISPETTO AI PROGETTI DI ALTRI ENTI) SPAZIO DI MANOVRA ECONOMICA, CHE NON VORREMMO SI RIVERSARSE SULLA QUANTITÀ E QUALITÀ DEI SERVIZI OFFERTI.  ANNUNCIAMO FIN D’ORA CHE MONITOREREMO ATTENTAMENTE L’INTERO PROGETTO.

 

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Una ulteriore preoccupazione riguarda il numero dei posti assegnati. Il decreto 30 luglio 2013 all’articolo 5 prevede che “La capacità ricettiva dei servizi di accoglienza, […], non deve essere […] superiore a quindici posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con popolazione complessiva fino a 5.000 abitanti.

È evidente che il coinvolgimento di Locri, se non si concretizza con un effettiva e proporzionato contributo all’ospitalità è finalizzato solo a superare l’articolo 5 citato in quanto “il numero degli abitanti va calcolato in base alla popolazione dei soli comuni dove sorgono le strutture di accoglienza”. Monasterace e Bivongi raggiungono una popolazione di 1378 + 3511= 4889 abitanti.

PER NON SUPERARE I LIMITI DEI 15 (PIÙ 15 IN CASO DI AMPLIAMENTO) POSTI PREVISTI PER I COMUNI SOTTO I 5000 ABITANTI, CHE A NOI GIÀ SEMBRANO ECCESSIVI, INVITIAMO L’AMMINISTRAZIONE A NON RICHIEDERE L’AMPLIAMENTO.

Tanto più che, a differenza di quanto incautamente affermato dal Sindaco, il Comune può solo esprimere la preferenza nella domanda di contributo per la tipologia degli ospiti (solo uomini, solo donne, famiglie), ma “All'assegnazione di tali posti provvede direttamente la Direzione centrale, tramite il Servizio centrale, che può disporre, sulla base delle esigenze, di destinare tali posti a beneficiari con caratteristiche diverse rispetto a quelle indicate nella domanda di contributo originaria”. E le statistiche dimostrano che il 79,5% dei RARU sono uomini. Ricordiamo ancora le parole del Sindaco che in questo senso affermava che sarebbero state accolte unicamente famiglie, e che in caso fossero stati assegnati uomini soli li avrebbe rimandati indietro, come se fossero dei pacchi aggiungiamo noi, perché lo stesso si chiedeva ironicamente “vi immagginati 25 masculuni ‘nto pajisi che cumbinarianu”?

 

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Riguardo all’inserimento socio-economico che cosa può offrire la nostra Comunità agli ospiti del progetto? Quali sforzi saranno fatti dal Comune? E perché gli stessi sforzi non vengono fatti a favore dei (tanti) disoccupati bivongesi?

Non vogliamo innescare o fomentare una guerra tra poveri. Abbiamo già detto chi sono i veri poveri, e, fortunatamente, non siamo tra questi. Ma la domanda, legittima, sale dalla società civile e chi impegna cospicue risorse della Comunità, come sarà detto di seguito, deve dare delle risposte.

 

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Si è detto che il comune di Bivongi non spenderà un solo euro dal suo bilancio, ma dovrà comunque impegnare risorse umane, immobili e attrezzature per un importo equivalente di 62.100€ per il 2014 e 67.500€ per ciascuno degli anni 2015 e 2016.

Possibile che nelle pieghe del ristrettissimo bilancio del Comune ci sia margine per una tale operazione? Quali immobili/attrezzature/operatori sono stati destinati al progetto e quale era la loro precedente destinazione?

Ancora, qual è l’effettivo contributo dei comuni di Monasterace e Locri sia in termini di impegno finanziario (o forniture di personale, servizi ecc…) che in termini di strutture di accoglienza? Dalle poche informazioni che abbiamo dei 25 RARU, 21 siano ospitati a Bivongi e 4 a Monasterace, mentre nessuno è dislocato a Locri.

E come è stata fatta la ripartizione delle spese di cofinanziamento tra Comune e cooperativa convenzionata?

 

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QUESTE ED ALTRE DOMANDE VORREMMO PORRE INSIEME AI CITTADINI IN UN DIBATTITTO, PER QUESTO RINNOVIAMO IN MODO FORMALE LA RICHIESTA DI CONVOCAZIONE DI UN’ASSEMBLEA PUBBLICA.

 

 

 

I Consiglieri Comunali

 Emanuele Valenti,  Ivan Leotta

COMUNICATO STAMPA - GIudice di Pace

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Dopo il decreto del ministro della Giustizia Orlando del 13 marzo scorso, che offre la possibilità del mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace di Stilo e che serve i cittadini di ben sette comuni tra i quali Stilo, Pazzano, Bivongi, Monasterace, Riace, Stignano e Camini, giovedì 3 aprile ci siamo recati presso lo stesso Ufficio per attingere a dati ufficiali ed utili informazioni; le iscrizioni a ruolo di sentenze civili negli ultimi cinque anni ammontano a 8.200 con una media di 1.350 all’anno. Quasi 200 decreti ingiuntivi, c’è da evidenziare inoltre che l’Ufficio del Giudice di Pace non si occupa solamente del disbrigo di controversie di natura civile e penale ma anche affari amministrativi, tra cui il rilascio di atti notori per successioni, per asservimenti di volumetrie edificabili, certificazione di perizie tecnico giurate, liberatorie bancarie e quant’altro. Servizi che presso gli studi notarili hanno costi ingenti.
Il decreto, prevede un coinvolgimento diretto dei Comuni interessati per il suo ottimale funzionamento e, di fatto, gli enti locali sottoscrittori di apposita convenzione dovranno garantire il personale necessario e le spese di mantenimento in ordine a cancelleria, corrente elettrica ed a quanto occorre per un ordinario funzionamento dello stesso ad esclusione dei compensi per i due giudici onorari, questi ultimi a totale carico del Ministero della Giustizia: per garantire tutto ciò serve una precisa volontà delle amministrazioni dei rispettivi Comuni che abbiano una visione di insieme del comprensorio e non siano disposte a subire ulteriori spoliazioni dei presidi dello Stato, le quali in un recente passato si sono già impegnate con atti deliberativi di consiglio o di giunta, rappresentando la ferma volontà politica del mantenimento dell’Ufficio stesso.
Purtroppo alcune volontà espresse favorevolmente in prima battuta sono venute meno per via di non meglio precisati ripensamenti nelle riunioni svoltesi in questi giorni tra i vari sindaci ed il commissario prefettizio di Monasterace. Da quanto riportato dai vari organi di stampa pare che a venir meno ai loro impegni e propositi assunti in precedenza siano le municipalità di Bivongi e di Pazzano. Il fatto è grave ed istituzionalmente scorretto: tanto nella vita privata quanto più nell’attività amministrativa non si può venir meno alla parola data.
Auspichiamo che l’Ufficio del Giudice di Pace, che rappresenta un fondamentale presidio dello Stato ed eroga importanti servizi ai cittadini, resti operante nella Nostra Vallata e che si raggiunga un equo accordo tra i comuni, a prescindere dai desiderata e dalla volubilità di pochi.
La minoranza si batterà con ogni mezzo insieme alle altre forze che conducono questa battaglia di civiltà per scongiurare la chiusura dell’Ufficio ed evitare gli inevitabili disagi che si arrecheranno ai cittadini, all’economia, nonché ai tanti professionisti ed imprenditori del comprensorio che saranno costretti ad andare a Locri per ogni controversia e disbrigo pratiche varie.


I Consiglieri Comunali di minoranza del gruppo “Bivongi al Futuro”
Ivan Leotta, Emanuele Valenti


Bivongi, lì 04.04.2014




C O M U N I C A T O S T A M P A

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In riferimento alla delicata tematica dell’Unione dei Comuni, e particolarmente alla posizione pubblicamente esternata dal sindaco, Felice Valenti, Noi sottoscritti ex sindaco ed ex consiglieri del Comune di Bivongi ribadiamo la nostra sorpresa nell’ascoltare continuamente giudizi negativi sulla precedente amministrazione comunale, dati in modo del tutto gratuito.

L’unione dei Comuni è un tema decisivo per il futuro dell’intera vallata dello Stilaro da non potere essere banalizzato così come si continua a fare; l’azione politica dell’Amministrazione Riggio, di cui Valenti è stato vicesindaco per dieci anni, proprio su questo tema è stata lungimirante anticipando di quattro anni la relazione Cottarelli di appena qualche giorno fa, quest’ultima soffermandosi su accorpamenti di Comuni per arrivare ad almeno 5.000 abitanti.

È quello che abbiamo cercato di fare nel 2010 unendo le forze di tutti e quattro i Comuni della vallata per iniziare un percorso di “Città dello Stilaro” che avrebbe avuto più di 8.000 abitanti, a tale proposito sono stati fatti numerosi incontri avendo l’assistenza della Field, e quindi della Regione Calabria e definendo un percorso di unione dei servizi essenziali, non fittizi come ora, normandoli nei dettagli dove per quantificare le spese si mettevano in relazione il numero di abitanti ed il territorio: altro che “fatto con i piedi” come volgarmente affermato!

La volgarità è ancora più evidente visto che nel Consiglio comunale del dicembre 2011, l’allora consigliere comunale ed oggi sindaco di Bivongi si dichiarava “entusiasta” dell’iniziativa, l’esatto contrario di oggi: bella coerenza! Pensavamo fosse un processo oramai rreversibile, aspettavamo dicembre 2012 per inserire l’attività in Comune partendo dall’ufficio di vigilanza e poi, via via, tutti gli altri: mai avremmo pensato che la nuova amministrazione di Bivongi appena eletta nel maggio 2012, utilizzando le pieghe della legge sui Comuni montani, sottoscrivesse un patto con il Comune di Pazzano realizzando così un duplice obiettivo di retroguardia: un’unione di condominio, visto il numero esiguo di abitanti e cercando di affossare la “Città dello Stilaro” con Bivongi e Pazzano da un lato e Stilo e Monasterace dall’altro.

La disgregazione attuale è da addebitare solo ed esclusivamente all’attuale sindaco di Bivongi per i suoi atteggiamenti campanilistici fortemente condizionati dalle teorie sulle piccole patrie. Crediamo fortemente nell’unità della vallata, per creare tutte quelle condizioni che ci consentono di affrontare il futuro con la giusta forza e eterminazione.

P. S. : a proposito di progetti “fatti con i piedi”, l’unione di condominio Bivongi-Pazzano a giorni scenderà sotto i 2.000 abitanti, quindi il condominio dovrà essere sciolto: che faranno i nostri prodi? Riscriveranno alla regione Calabria per abbassare il limite degli abitanti fino ad arrivare all’unione dei quartieri?


Remo FAZZOLARI,
Nicola LOMBARDO,
Giovanni MICELOTTA,
Ernesto RIGGIO,
Natale VALENTI

La Vallata del Torbido si unisce! (28.02.2014)

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La Vallata del Torbido si unisce!
Infatti ieri si è svolto un Consiglio comunale congiunto tra i comuni di Marina DI Gioiosa, Gioiosa Jonica, Mammola, Grotteria, S.Giovanni di Gerace e Martone per sancire l'avvio dell'unione del comuni della Vallata del Torbido.
Questa grande ed importante scommessa sia da monito anche per gli amministratori della Nostra Vallata!
Noi ci abbiamo sempre creduto e porteremo sempre avanti questa idea! Solo uniti si vince per affrontare le sfide del presente e del futuro!
W la Vallata dello Stilaro ed i sui abitanti!

www.lentelocale.it

Lavori sp 95. 25-02-2014

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La Sp95 che collega Bivongi con il bivio di Pannara è chiusa al traffico per lavori strutturali in località "Ottavio" dove si circolava a senso unico alternato da diversi anni ormai. I cittadini di Bivongi, in special modo i pendolari, vivono il disagio di dover percorrere il percorso alternativo transitando obbligatoriamente dai comuni di Pazzano e Stilo.
L'intervento, finanziato dalla Provincia, dovrebbe essere ultimato nella seconda metà del mese di aprile.
Contattato l'Assessore Provinciale Dr.Mario Candido ci ha garantito un suo intervento di sollecito presso la ditta che sta eseguendo i lavori.

foto di Bivongi al futuro.

foto di Bivongi al futuro.

Consiglio comunale del 13 febbraio 2015. Dichiarazione da allegare agli atti sulla TARSU 2009

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Ringraziamo il Sindaco per aver accolto la nostra richiesta, inserendo all’ordine de giorno del Consiglio comunale la discussione sugli accertamenti TARSU relativi al 2009 e conseguenti determinazioni. Gli accertamenti sono relativi all’anno 2009 in prima battuta in quanto superati i cinque anni andrebbero in prescrizione e via via sugli anni a seguire.  Siamo stati contattati da  numerosissimi cittadini che a ridosso delle feste natalizie e  si sono visti recapitare dalla SERIEL (società che gestisce la riscossione ed effettua gli accertamenti per il Comune) le richieste di pagamento a seguito di accertamento del tributo TARSU per l’anno 2009,  abbiamo inteso da subito attivarci parlando un pò con tutti dal Sindaco, al Responsabile del Servizio finanziario, alla Segretaria comunale e non per ultimo con l’addetto della società di riscossione che riceve gli utenti-cittadini  nel nostro comune facendo nostre e le doglianze che molti cittadini sollevavano.   Ovvero, pur avendo (in larghissima maggioranza) già pagato il tributo a seguito di accertamento, viene ora richiesta loro un somma integrativa per dichiarazione infedele (una superficie maggiore rispetto a quella rilevata e/o denunciata)  aggravata da sanzioni ed interessi di mora. Atteso che ogni singolo utente può comunque - se in possesso di idonea documentazione - contestare la cartella e le relative somme richieste chiedendone l’annullamento. A tal proposito invitiamo i cittadini che ritengono di essere nel giusto di produrre sia all’ufficio tributi che all’ufficio tecnico (per inserire in archivio le piantine delle singole abitazioni) una planimetria della propria abitazione redatta e firmata da un tecnico in modo confutare quanto accertato dalla società di riscossione.   Al di la di questo, Noi abbiamo chiesto con una formula condivisa da tutte le figure sopra citate di annullare nello specifico le sanzioni e gli interessi di mora (poiché i tributi non possono per se essere annullati) che graverebbero e non di poco sulle tasche dei contribuenti anche in considerazione del fatto che in passato non sono MAI stati richiesti ai cittadini more ed interessi sui tributi, esigendo semplicemente, per tramite dell’ufficio il dovuto pregresso.   Non è ben chiaro tra l’altro dove la società abbia attinto i dati visto che anche su immobili regolarmente accatastati anche dopo gli anni novanta risultino dati discordanti tra la superficie denunciata  e l’accertamento effettuato.   C’è inoltre da evidenziare  che il comune perderà l’incasso IMU delle abitazioni popolari di Via della Repubblica e Via XXlV Maggio in quanto le stesse non risultano accatastate da parte dell’Aterp e quindi non si può paradossalmente richiedere all’Aterp il pagamento del tributo. Chiediamo pertanto l’inoltro di una richiesta all’Aterp per sanare al più presto questa anomala situazione, consentendo così all’Ente di poter incassare quantomeno l’ultimo quinquennio di tributi. 

 

                                                                                                          I Consiglieri comunali      

                                                                                                 Ivan Leotta, Emanuele Valenti